Notizia verificataNelle sessioni di calciomercato della Serie A moderna, c’è una clausola che ricorre quasi quotidianamente nei comunicati ufficiali delle società e nelle trattative dei direttori sportivi: la percentuale sulla futura rivendita (nota nel panorama internazionale come sell-on clause). Apparentemente si tratta di una semplice dicitura contrattuale, ma nella realtà dei fatti costituisce uno degli strumenti di ingegneria finanziaria più potenti, complessi e decisivi del calcio professionistico contemporaneo.
Quando un club medio-alto di Serie A cede un giovane talento a una grande piazza o quando una provincialissima bottega del gol valorizza un profilo sconosciuto, l’inserimento di questa clausola permette di unire il presente al futuro finanziario dell’atleta. Ma come funziona esattamente la percentuale sulla futura rivendita nei contratti di Serie A, come si calcola la plusvalenza reale e qual è l’impatto contabile a bilancio per i club coinvolti?
Per comprendere appieno un fenomeno che muove centinaia di milioni di euro ad ogni finestra di mercato, occorre analizzare la materia sotto quattro profili fondamentali: la natura giuridica, il calcolo matematico-contabile, l’impatto sui bilanci d’esercizio e i cavilli strategici utilizzati dai club per massimizzare i profitti o eludere i vincoli.
Indice dell'articolo
1. Origine e natura giuridica della Sell-On Clause
La percentuale sulla futura rivendita è un accordo bilaterale stipulato tra la società cedente (club A) e la società cessionaria (club B) al momento del trasferimento a titolo definitivo di un calciatore. Attraverso questo patto, il club B si impegna a riconoscere al club A una quota percentuale di un’eventuale successiva vendita dello stesso calciatore a un terzo club (club C).
Dal punto di vista del regolamento internazionale della FIFA (in particolare il Regulations on the Status and Transfer of Players – RSTP) e delle Norme Organizzative Interne della FIGC (NOIF), la clausola è pienamente legittima a patto che rispetti rigorosamente i limiti posti in materia di Third-Party Ownership (TPO) e Third-Party Influence (TPI), disciplinati dagli articoli 18bis e 18ter del regolamento FIFA.
La norma vieta tassativamente che soggetti terzi (agenti, fondi di investimento o aziende esterne) detengano quote dei diritti economici dei calciatori o condizionino le scelte tecniche e di mercato delle società. Poiché la sell-on clause è concordata esclusivamente tra due club affiliati alle federazioni calcistiche, essa rientra nell’alveo delle legittime pattuizioni commerciali tra tesserati, senza violare la sovranità gestionale del club detentore del cartellino.
2. La distinzione cruciale: Quota sul Prezzo Totale vs Quota sulla Plusvalenza
L’errore più comune commesso da tifosi, appassionati e talvolta persino dagli addetti ai lavori è considerare tutte le clausole di futura rivendita come identiche. Nel calciomercato di Serie A esistono in realtà due tipologie strutturalmente opposte di clausola, la cui differenza può valere decine di milioni di euro di scarto.
Tipologia A: Percentuale sul Prezzo Totale di Cessione (Gross Sell-On Fee)
In questa configurazione, la società cedente iniziale (club A) ha diritto a percepire una percentuale fissa calcolata sull’importo totale lordo pattuito per il successivo trasferimento dal club B al club C, indipendentemente dall’eventuale plusvalenza o minusvalenza generata dal club B.
- Esempio pratico: Il club A vende un calciatore al club B per 10 milioni di euro, con una clausola del 20% sul prezzo totale della futura rivendita. Due anni dopo, il club B vende lo stesso calciatore al club C per 50 milioni di euro.
- Calcolo: Il club A incasserà il 20% di 50 milioni, ovvero 10 milioni di euro diretti. Il club B tratterrà i restanti 40 milioni.
Tipologia B: Percentuale sulla Plusvalenza Netta (Net Profit Sell-On Fee)
In questo secondo scenario, la percentuale spettante al club A non si applica sull’intero importo della nuova vendita, ma unicamente sulla differenza positiva (plusvalenza) generata tra il prezzo di rivendita al club C e il costo d’acquisto originariamente sostenuto dal club B.
- Esempio pratico con gli stessi numeri: Il club A vende il calciatore al club B per 10 milioni di euro, con una clausola del 20% sulla plusvalenza. Due anni dopo, il club B vende il calciatore al club C per 50 milioni di euro.
- Calcolo della plusvalenza base: $50\text{ milioni} – 10\text{ milioni} = 40\text{ milioni di euro}$.
- Calcolo della quota: Il club A incasserà il 20% di 40 milioni, ovvero 8 milioni di euro (anziché 10).
È evidente come nei contratti di massima serie la scelta dell’una o dell’altra dicitura cambi radicalmente il flusso di cassa. I club venditori spingono sempre per la percentuale sul prezzo totale, mentre i club acquirenti cercano disperatamente di limitare la clausola al solo margine di guadagno netto.
3. La matematica contabile: come si calcola l’impatto a bilancio
Per comprendere l’effetto sui bilanci delle società di Serie A, bisogna vestire i panni di un direttore finanziario (CFO). La gestione contabile di una sell-on clause richiede la registrazione di specifiche voci nel conto economico e nello stato patrimoniale al momento del verificarsi dell’evento (la vendita al club C).
A) Il bilancio del Club Cedente Originale (Club A)
Al momento della prima cessione al club B, la percentuale sulla futura rivendita non può essere iscritta a bilancio come valore attivo certo, in quanto rappresenta un’attività potenziale (contingent asset) legata a un evento futuro e incerto. Il valore non compare nello stato patrimoniale iniziale.
Nel momento in cui il club B perfeziona la vendita del calciatore al club C, il ricavo spettante al club A si concretizza giuridicamente. Contabilmente, questa somma viene registrata nel conto economico del club A sotto la voce “Aumenti di Plusvalenze da Cessione Diritti Prestazioni Calciatori” o come “Ricavo Straordinario da Attività Calcio”. Questo flusso entra direttamente a incrementare il valore della produzione d’esercizio, generando un beneficio immediato sull’EBITDA e sull’Indice di Liquidità.
B) Il bilancio del Club Venditore Intermedio (Club B)
Per il club B, la percentuale da corrispondere al club A rappresenta un costo di diretta imputazione legato alla cessione del bene. Contabilmente, la quota spettante al club A viene dedotta dal valore lordo della cessione prima di determinare la plusvalenza netta a bilancio.
La formula contabile per determinare la plusvalenza reale iscritta a bilancio dal club B è la seguente:
$$\text{Plusvalenza Netta} = \text{Prezzo Cessione Lordo} – \text{Quota Futura Rivendita} – \text{Valore Residuo a Bilancio} – \text{Oneri Accessori}$$
Dove:
- Valore Residuo a Bilancio: È il costo storico del cartellino al netto degli ammortamenti già effettuati fino al momento della cessione.
- Oneri Accessori: Sono le commissioni da corrispondere agli agenti e gli incentivi all’esodo.
Se il valore residuo a bilancio è alto e la percentuale sulla futura rivendita è elevata, il club B rischia di realizzare una plusvalenza contabile estremamente ridotta pur a fronte di una vendita apparentemente milionaria.
4. I trucchi strategici dei club per eludere o massimizzare la clausola
La presenza di una pesante percentuale sulla futura rivendita genera inevitabilmente dinamiche negoziali tese e, in taluni casi, vere e proprie strategie per minimizzare l’impatto economico della clausola. I direttori sportivi di Serie A hanno affinato nel tempo diverse metodologie contrattuali.
Il trucco delle Contropartite Tecniche (Scambi di giocatori)
Se il club B deve vendere il calciatore al club C e ha una clausola del 30% a favore del club A sul prezzo totale, cercherà di abbassare la quota cash della transazione. Il club B chiederà al club C di inserire nell’operazione una o più contropartite tecniche (giocatori) sopravalutate, riducendo la parte liquida.
Se un calciatore vale 40 milioni di euro, il club B potrebbe concordare con il club C la cessione per 15 milioni di euro cash più due giovani valutati complessivamente 25 milioni. Se la clausola con il club A era calcolata solo sulla quota cash, il club A vedrebbe falcidiato il proprio incasso. Per evitare questo contenzioso, i contratti moderni specificano chiaramente che il valore delle contropartite tecniche viene conteggiato ai fini della clausola in base alle valutazioni periziali o di bilancio ufficiali.
La formula del Prestito Oneroso con Obbligo Differito
Un altro metodo utilizzato per congelare la sell-on clause è la strutturazione di trasferimenti complessi basati su prestiti onerosi altissimi con obbligo di riscatto simbolico negli anni successivi.
Se il club B vuole vendere il calciatore al club C per 30 milioni di euro ma vuole evitare di pagare la percentuale al club A nell’immediato d’esercizio, può concordare un prestito annuale oneroso da 25 milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a soli 5 milioni l’anno successivo. Se la clausola del club A si applicava solo al prezzo del riscatto finale a titolo definitivo, il club A rischia di vedersi riconosciuta la percentuale solo sui 5 milioni, originando feroci controversie legali di fronte ai collegi arbitrali.
L’inserimento di Bonus di Rendimento non computabili
Strutturare il prezzo di cessione dal club B al club C spostando una quota consistente della cifra sui bonus variabili a lungo termine (legati a presenze, gol o vittorie di trofei) permette al club B di dilazionare il pagamento della percentuale al club A, poiché le clausole sulla rivendita si attivano solitamente solo al momento dell’effettivo maturamento e incasso dei bonus stessi.
5. L’impatto sulle commissioni degli Agenti e la Trasparenza Fiscale
Un capitolo a parte riguarda l’interazione tra la percentuale sulla futura rivendita e le spettanze provvigionali dei procuratori sportivi. Quando viene perfezionata la vendita dal club B al club C, gli agenti coinvolti nell’operazione richiedono le proprie commissioni per la mediazione.
Il punto di scontro legale tra club A e club B riguarda la definizione dell’imponibile su cui calcolare la percentuale. Il club B tenderà a sottrarre dal prezzo di vendita lordo sia le provvigioni degli agenti sia i contributi di solidarietà FIFA (il 5% destinato ai club che hanno formato l’atleta tra i 12 e i 23 anni di età), prima di applicare la percentuale spettante al club A.
L’Accordo Collettivo e i regolamenti internazionali impongono oggi la massima trasparenza: se il contratto originale tra club A e club B non specifica espressamente che la percentuale si calcola al netto degli oneri accessori, la giurisprudenza del Tribunal Arbitral du Sport (TAS) di Losanna tende a favorire la tesi del prezzo lordo, tutelando il club cedente originale da manovre volte a gonfiare artificialmente le spese intermedie.
6. Casi celebri e giurisprudenza nel calcio italiano ed europeo
La storia recente del calciomercato italiano ed europeo offre esempi limpidi di come la percentuale sulla futura rivendita abbia ridefinito i rapporti di forza tra le società.
Il caso Riccardo Calafiori: il triangolo Roma-Basilea-Bologna-Arsenal
Uno degli esempi più emblematici e complessi degli ultimi anni ha visto protagonista il difensore azzurro Riccardo Calafiori. Ceduto dalla Roma al Basilea per una cifra contenuta (circa 2,5 milioni di euro), la Roma pretese l’inserimento di una clausola sulla futura rivendita pari al **40%**. L’anno successivo, il Basilea vendette il giocatore al Bologna per circa 4 milioni di euro, garantendosi a sua volta una **clausola di futura rivendita vicina al 50%**.
Quando, dopo un campionato straordinario, il Bologna ha ceduto Calafiori all’Arsenal per circa 50 milioni di euro complessivi, l’attivazione a catena delle clausole ha scatenato un vero e proprio terremoto finanziario: il Basilea ha incassato circa 22-25 milioni di euro senza che il giocatore militasse più nelle sue fila, di cui una quota è dovuta rifluire verso le casse della Roma in virtù degli accordi pregressi. Un effetto domino che ha dimostrato la potenziale esplosività di queste clausole stratificate.
Il caso Davide Frattesi e la valorizzazione del vivaio
Un altro modello gestionale virtuoso è rappresentato dal Sassuolo e dalla Roma nella gestione di Davide Frattesi. Al momento della cessione del giovane centrocampista al club emiliano, i giallorossi mantennero una clausola del 30% sulla futura rivendita. Questo diritto ha permesso alla Roma di beneficiare indirettamente dell’imponente plusvalenza realizzata dal Sassuolo al momento del passaggio del giocatore all’Inter, monetizzando un lavoro di formazione giovanile effettuato anni prima.
7. Vantaggi e Svantaggi strategici per la Serie A
Analizzando il fenomeno nel suo complesso, la diffusione capillare delle clausole di futura rivendita nel massimo campionato italiano produce effetti sia positivi sia negativi sull’intero sistema economico del movimento.
I Vantaggi:
- Sostenibilità delle piazze minori: Consente ai club di fascia media e piccola di accedere a giovani talenti delle big a prezzi d’acquisto contenuti o nulli, trasformandosi in centri di valorizzazione con la garanzia di un ritorno economico futuro.
- Incentivo alla valorizzazione: Spinge i club a investire nel minutaggio dei giovani tesserati, sapendo che le prestazioni sul campo si tradurranno in plusvalenze condivise.
- Flessibilità di cassa: Permette ai top club in difficoltà di liquidità di condurre campagne acquisti aggressive senza dover erogare immediatamente enormi capitali cash.
Gli Svantaggi:
- Riduzione dei margini di guadagno interrotti: I club che valorizzano i giocatori rischiano di vedere impoverito il proprio profitto reale da cessione a causa delle elevate percentuali da retrocedere alle società di origine.
- Distorsione delle logiche di mercato: Un club con il 50% di clausola sulla rivendita potrebbe preferire trattenere a forza un calciatore fino a scadenza anziché venderlo a cifre importanti, sapendo di doversi privare di metà dell’incasso.
- Aumento del contenzioso legale: Le ambiguità nella stesura dei contratti alimentano costantemente cause presso gli organi della giustizia sportiva e ordinaria.
Sintesi finale: il nuovo volto della finanza calcistica
In conclusione, la percentuale sulla futura rivendita ha definitivamente trasformato i contratti dei calciatori di Serie A da semplici accordi di prestazione lavorativa in veri e propri strumenti finanziari derivati. Un meccanismo dove il valore del capitale umano viene frazionato, cartolarizzato e distribuito lungo tutta la catena del valore del calcio professionale.
Per i moderni direttori sportivi, la capacità di negoziare al millimetro la dicitura di una sell-on clause conta ormai quanto l’intuizione dello scout che scopre il talento sui campi di periferia. Una singola parola inserita nel punto giusto di un contratto depositedo in Lega può fare la differenza tra un bilancio in profondo rosso e un bilancio d’esercizio da record.





