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Immaginate di presentare al direttore di banca un contratto da atleta professionista, con tanto di logo della FIGC e un timbro ufficiale, e sentirvi rispondere: “Ci dispiace, ma per noi il suo profilo è troppo precario”. Per la stragrande maggioranza dei tifosi è una scena inconcepibile, abituati alla narrativa dei calciatori miliardari. Eppure, per chi gioca in Lega Pro, questa è la pura verità quotidiana. Come funziona la richiesta di un mutuo o di un prestito per un calciatore di Serie C con contratto annuale?
Quando un tesserato di terza serie decide di acquistare casa o fare un investimento importante per la propria famiglia, si scontra immediatamente con il rigido algoritmo di valutazione del credito bancario. Ai fini degli istituti di credito, il calciatore di Serie C non è un “vip”, ma un lavoratore atipico con contratto a termine stagionale.
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Il grande scoglio: contratti di soli 10 o 12 mesi
Il motivo principale della diffidenza degli istituti bancari risiede nella natura giuridica dei contratti in Lega Pro. Come abbiamo evidenziato nei nostri precedenti focus sul calciomercato, oltre il 70% dei tesserati di terza serie firma accordi di durata annuale con scadenza fissa al 30 giugno.
Dal punto di vista dell’analisi del rischio creditizio (il punteggio di rating della banca):
- Assenza di continuità lavorativa garantita: Un contratto che scade dopo 10 o 12 mesi non offre alcuna certezza che il calciatore abbia uno stipendio nell’autunno successivo.
- Rischio svincolo estivo: Ogni estate il calciatore rischia di rimanere senza squadra e di dover accedere al sussidio di disoccupazione NASpI, riducendo drasticamente il proprio flusso di cassa.
- Orizzonte temporale ristretto: Un mutuo per la prima casa viene erogato solitamente su base ventennale o trentennale. Per la banca, finanziare un piano trentennale a fronte di una garanzia lavorativa di soli 10 mesi rappresenta un rischio inaccettabile.
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Perché la Serie C è considerata una categoria “ad alto rischio”
Oltre alla brevità dei contratti, gli uffici fidi delle banche valutano con estrema severità i fattori strutturali del calcio di provincia. Il motivo è semplice: l’incertezza economica del settore è altissima.
Un calciatore di Serie C è esposto a variabili che non esistono nel lavoro dipendente tradizionale. In primis, il rischio infortunio grave, che può compromettere per sempre il rinnovo del contratto o la carriera stessa dell’atleta. In secondo luogo, il rischio di retrocessione in Serie D, evento che azzera automaticamente il contratto professionistico e riduce gli stipendi. Infine, il fenomeno dei ritardi nei pagamenti e dei fallimenti societari, storicamente frequenti nei campionati minori.
Cosa chiedono le banche per concedere il mutuo?
Ottenere un mutuo da calciatore di Serie C non è del tutto impossibile, ma richiede un’architettura di garanzie personali e familiari estremamente solida. Per concedere il via libera, le banche pretendono generalmente:
- La presenza di un garante terzo (fideiussore): Quasi sempre un genitore con un lavoro a tempo indeterminato nel settore pubblico/privato o un pensionato con reddito dimostrabile.
- Un anticipo iniziale corposo (LTV basso): La banca difficilmente concede mutui all’80% o al 100% del valore dell’immobile. Al calciatore viene richiesto di coprire cash almeno il 30% o 40% del prezzo della casa, limitando il finanziamento a cifre molto contenute.
- L’estensione della carriera dimostrata: I calciatori veterani con oltre 10 anni ininterrotti di tesseramento professionistico e uno storico di dichiarazioni dei redditi solide hanno maggiori possibilità rispetto a un giovane debuttante al primo contratto.
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Le soluzioni alternative: cessione del quinto e prodotti AIC
Di fronte alla rigidità dei classici mutui ipotecari, i calciatori di Lega Pro fanno spesso ricorso a forme di credito alternative per far fronte alle spese quotidiane o all’acquisto di un’automobile. La più utilizzata è la cessione del quinto dello stipendio, concessa però nei limiti precisi della durata del contratto rimasta (se mancano 8 mesi alla fine del contratto, il prestito dovrà essere rimborsato interamente entro gli 8 mesi).
Negli ultimi anni, anche l’Associazione Italiana Calciatori (AIC) ha stretto partnership con specifici istituti bancari per creare canali di credito dedicati agli atleti della Lega Pro. Si tratta di convenzioni che tentano di far pesare nella valutazione del rischio la storicità sportiva dell’atleta anziché la sola scadenza formale del contratto, offrendo un piccolo paracadute finanziario a chi vive il pallone con lo stesso grado di precarietà di un giovane precario del mondo del lavoro comune.