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Ogni anno, con l’arrivo del 30 giugno, per centinaia di calciatori professionisti in Italia si materializza lo spettro del fine contratto. Mentre le stelle della Serie A affrontano il calciomercato protette da agenti multimilionari, in Serie C la situazione è radicalmente diversa. Moltissimi atleti si ritrovano improvvisamente senza squadra e senza stipendio. Ma in pochi sanno come funziona la disoccupazione NASpI per i calciatori di Serie C senza contratto e che, per legge, lo Stato italiano offre loro lo stesso ammortizzatore sociale di un qualsiasi lavoratore dipendente.
Grazie alla riforma dello sport e alla storica legge sul professionismo, i calciatori di Lega Pro non sono considerati semplici sportivi, ma lavoratori dipendenti a tempo determinato. Questo significa che, al pari di un impiegato o di un operaio il cui contratto giunge a scadenza, hanno pieno diritto a presentare la domanda di disoccupazione all’INPS.
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I requisiti INPS per ottenere la disoccupazione nel calcio
Per poter accedere all’indennità di disoccupazione ordinaria (NASpI), un calciatore di Serie C deve rispettare i medesimi criteri burocratici previsti per tutti i cittadini italiani. Le condizioni fondamentali stabilite dall’INPS sono due:
- Stato di disoccupazione involontaria: Il calciatore deve aver perso il lavoro a causa della naturale scadenza del contratto (solitamente fissata al 30 giugno) o per il fallimento della società. Non ha diritto alla NASpI chi decide di risolvere consensualmente il contratto o chi presenta le dimissioni (salvo giusta causa, come il mancato pagamento degli stipendi).
- Requisito contributivo: L’atleta deve poter fare affidamento su almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Un parametro ampiamente superato da chi gioca stabilmente una stagione intera in Lega Pro.
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Le cifre reali: quanto incassa un calciatore svincolato?
Qui crolla definitivamente il mito del calciatore miliardario. L’assegno della NASpI non si calcola in base alla popolarità dell’atleta, ma segue regole matematiche rigide legate ai contributi versati dal club di Serie C. La cifra è rapportata alla media delle retribuzioni imponibili degli ultimi quattro anni.
Tuttavia, esiste un ostacolo invalicabile: il massimale mensile stabilito per legge. Anche se un top player di Serie C guadagnava 8.000 euro lordi al mese, l’assegno statale della disoccupazione non potrà mai superare il tetto massimo fissato dall’INPS (che si attesta generalmente intorno ai 1.400 – 1.500 euro netti al mese). Inoltre, a partire dal sesto mese di percezione del sussidio, l’importo subisce un taglio del 3% ogni mese, spingendo l’atleta a ritrovare rapidamente un ingaggio.
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Il “Ritiro dei Disoccupati”: allenarsi aspettando una chiamata
Percepire la NASpI non significa stare a riposo in spiaggia. Durante i mesi estivi, i calciatori di Serie C senza contratto vivono una routine di grande sacrificio. L’Associazione Italiana Calciatori (AIC) organizza ogni anno veri e propri ritiri dedicati ai calciatori svincolati.
In questi raduni estivi, intere rose di calciatori disoccupati si allenano quotidianamente sotto la guida di staff tecnici federali, disputano amichevoli e mantengono la condizione atletica ideale. Il tutto mentre percepiscono il sussidio di disoccupazione statale, fondamentale per pagare l’affitto e mantenere la famiglia in attesa che un direttore sportivo offra loro un nuovo contratto professionistico prima della chiusura del calciomercato.
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Le tutele di una categoria fragile
L’accesso alla NASpI dimostra inequivocabilmente quanto la Serie C sia distante dai fatturati della Serie A e quanto sia assimilabile al mercato del lavoro tradizionale. L’indennità di disoccupazione rappresenta un paracadute sociale imprescindibile per la sopravvivenza della terza serie.
Senza questa tutela dello Stato, il tasso di precarietà della Lega Pro sarebbe insostenibile per centinaia di padri di famiglia che giocano a calcio per mestiere e che, ogni estate, devono fare i conti con l’ansia di un telefono che non squilla e con la necessità di garantire la stabilità economica alla propria casa.