Tra contratti milionari e tasse record: quanti soldi vanno davvero allo Stato dagli stipendi di Serie A?

Dall'aliquota IRPEF al 43% ai diritti d'immagine, fino allo stop al Decreto Crescita: ecco quanto costa davvero un "top player" ai club italiani.

Tra contratti milionari e tasse record: quanti soldi vanno davvero allo Stato dagli stipendi di Serie A?

Una calcolatrice e un contratto di un calciatore di Serie A su una scrivania di lusso
I contratti dei calciatori di Serie A sono soggetti alle aliquote fiscali più alte previste dal sistema tributario italiano.
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Quando durante la sessione di calciomercato leggiamo che un top player ha firmato un contratto da 6 milioni di euro a stagione con un club di Serie A, la domanda sorge spontanea: ma quella cifra è da intendersi lorda o netta? E soprattutto, quanto paga davvero di tasse un calciatore di Serie A in Italia?

Nel nostro Paese, a differenza di quanto avviene nel modello anglosassone o americano, la stampa sportiva comunica quasi sempre gli ingaggi al netto delle tasse. Tuttavia, per i bilanci delle società di Serie A, la realtà è ben diversa: mantenere un campione costa quasi il doppio di quello che il giocatore vede accreditato sul proprio conto corrente.

La trappola dell’IRPEF: l’aliquota massima per i super-ricchi

I calciatori professionisti di Serie A sono registrati a tutti gli effetti come lavoratori dipendenti. Di conseguenza, i loro redditi da lavoro sono soggetti alla tassazione progressiva dell’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche).

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Poiché la soglia massima dell’IRPEF scatta per qualsiasi reddito superiore ai 50.000 euro all’anno, la totalità dei calciatori di massima serie rientra a pieno titolo nello scaglione più alto. Su ogni euro guadagnato oltre quella cifra, la pressione fiscale di base è pari al 43% di aliquota IRPEF marginale.

A questa percentuale vanno poi sommate:

  • Le addizionali regionali e comunali: Variano a seconda della città in cui ha sede il club (ad esempio Milano, Roma o Torino) e aggiungono tra il 2% e il 3,5% di tassazione extra.
  • I contributi previdenziali (INPS – Fondo Sportivi Professionisti): Una quota per la pensione e le tutele sociali a carico sia del lavoratore sia della società.

Facendo un calcolo rapido, la pressione fiscale reale sull’ingaggio di un calciatore di Serie A sfiora complessivamente il 50% del costo totale. Questo significa che se un calciatore guadagna 5 milioni di euro netti, il club spende oltre 9,5 milioni di euro lordi all’anno.

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L’impatto dell’addio al Decreto Crescita

Negli ultimi anni, le società di Serie A avevano sfruttato in maniera massiccia il cosiddetto Decreto Crescita, una agevolazione fiscale pensata per attirare cervelli e talenti dall’estero. Questa norma permetteva ai club di pagare le tasse solo sul 50% dell’imponibile per i calciatori provenienti da campionati esteri che si impegnavano a risiedere in Italia per almeno due anni.

Con la cancellazione di questo bonus fiscale per il mondo dello sport, il costo dei tesserati stranieri è improvvisamente raddoppiato, riportando le squadre italiane ad affrontare il pieno regime fiscale ordinario e riducendo il margine di manovra sul mercato rispetto alle corazzate della Premier League.

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I Diritti d’Immagine: la vera chiave della finanza personale

Per ottimizzare il carico fiscale dei propri assistiti, i procuratori più famosi del mondo utilizzano la leva dei diritti d’immagine. In Serie A, lo stipendio da prestazione sportiva (soggetto a IRPEF) viene spesso scisso dal contratto per lo sfruttamento commerciale dell’immagine dell’atleta.

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I proventi legati agli sponsor, alle sponsorizzazioni tecniche e all’uso del volto del calciatore vengono solitamente fatturati attraverso società di gestione dei diritti d’immagine (holding) aventi sede in Italia o all’estero. Questo consente di sottoporre quella parte di guadagno alla tassazione sulle società (IRES al 24% in Italia) o a regimi di flat tax dedicati ai neo-residenti, garantendo ai campioni una gestione finanziaria molto più flessibile e vantaggiosa.

In definitiva, sebbene i calciatori di Serie A godano di stipendi da capogiro, i loro contratti rappresentano una delle fonti di gettito fiscale più ricche per lo Stato italiano, capaci di versare ogni anno centinaia di milioni di euro nelle casse dell’erario pubblico.

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